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Vernaccia di San Giminiano

Vernaccia di San Giminiano

La Vernaccia di San Gimignano è un vino bianco, prodotto in una ristretta zona della Toscana tra Siena, Pisa e Firenze coincidente con il territorio comunale di San Gimignano, conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

La Vernaccia è uno dei vini più antichi d'Italia, la cui storia si fonde con quella della città di San Gimignano. L'inizio della sua produzione viene collocato intorno al 1200 per mano di un certo Vieri de' Bardi e dei suoi figli. Il primo documento ufficiale risale invece al 1276, e si tratta degli Ordinamenti della Gabella del Comune di San Gimignano, che dimostrano come il commercio di questo vino fosse già fiorente e redditizio: si obbligava infatti al pagamento di una tassa di tre soldi per ogni soma di Vernaccia esportata fuori il comune. Lo stesso Dante Alighieri nella sua Divina commedia aggirandosi tra i golosi del Purgatorio, incontra Papa Martino IV reo di essere stato vinto troppo spesso dalla voglia di Vernaccia.  Uno dei primi grandi esteti del vino, Sante Lancerio, il coppiere di papa Paolo III, lo pone al vertice dei vini italiani, tanto che nel 1541 ordinò 80 fiaschi per un rifornimento papale. Se ne trova menzione negli archivi comunali di S. Gimignano, ed il vino omonimo era utilizzato per il commercio anche da parte di famiglie patrizie come quella dei Medici. Il suo nome, come per le altre Vernacce, potrebbe provenire dal latino "ver", Primavera, oppure da "vitis vernacula", ossia "di casa", come riportato da Lucio Giunio Moderato Columella nella sua opera "De re rustica". Secondo altri il termine potrebbe essere di derivazione più recente e fatto risalire al vitigno di origine francese Grenache o dal suo sinonimo catalano Garnacha. Oppure il nome Vernaccia proviene direttamente dal termine vernacolo che a partire dal XVI secolo veniva utilizzato per indicare le peculiarità locali sia dialettali che geografiche. Vernaccia stava quindi ad indicare gruppi ristretti molto omogenei al loro interno, con propri usi e costumi, come villaggi e piccole zone rurali in cui vi erano identità comuni molto strette, sia nei linguaggi, che negli usi, fino agli alimenti. Per Vernaccia quindi si incavano anche i propri prodotti, tra cui il vino, che quando non aveva un nome proprio e veniva prodotto in un unico territorio, veniva direttamente chiamato Vernaccia seguito dal nome della località.

Ma dopo la grande fortuna dell’epoca medioevale e rinascimentale, della Vernaccia si perdono le tracce fino al secondo dopoguerra dello scorso secolo, quando i viticoltori di San Gimignano riscoprono il valore dell’antico vitigno e iniziano l’avventura che li porterà ad ottenere nel 1966 la Denominazione di Origine Controllata: primo vino in Italia a fregiarsi di tale titolo, a cui è seguita la DOCG nel 1993.

Il termine Vernaccia viene utilizzato su quasi tutto il territorio, e se ne trovano di buone anche in altre regioni italiane, in particolare sempre quelle centrali come il Lazio e le Marche. Queste hanno caratteristiche diverse fra loro, ma sono molto legate al territorio e protette con appositi disciplinari sotto le Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), anche se non manca qualche DOC. La caratteristica che accomuna tutte le Vernacce è la loro rusticità tipica, derivata dall'identità territoriale. Le migliori vernacce italiane sono riconoscete all'unanimità la Vernaccia di Serrapetrona, la Vernaccia di San Gimignano e la Vernaccia di Oristano.

Da prodotto molto consumato tutti i giorni è divenuto un vino di nicchia molto apprezzato, grazie alle denominazioni DOCG che l'hanno difesa. I vini di San Gimignano vinificati dalla Vernaccia vengono affinati in rovere, metodo che regala profumi particolari di vernice e aumentano la struttura del vino, che ha un corpo pieno e solido. Il vino risulta così brioso e particolare.

Il vitigno qui ha grandi grappoli a forma piramidale lunga, talvolta alati, con densità mediamente compatte. Gli acini sono medi, ben rotondi, molto pruinosi con bucce spesse e ambrate con il sole. La produzione è costante e abbondante, con il vitigno allevato a Guyot o archetto e potato lungo. Il vitigno preferisce terreni calcarei-argillosi o tufacei-siliciosi, per rendere al meglio. Un vantaggio presente nella vernaccia di San Gimignano è la sua resistenza a malattie e insetti, tanto da non mostrare particolari sofferenze. 

Attualmente esistono due tipologie di questo vino: la “Vernaccia di San Gimignano DOCG” e la “Vernaccia di San Gimignano DOCG Riserva”. Nel caso di quest’ultima tipologia di vino, più pregiata, le uve utilizzate sono denunciate annualmente al Consorzio, mentre ciascun produttore è tenuto ad indicare espressamente la destinazione di queste uve sui registri di cantina.

La tipologia “Riserva” inoltre viene sottoposta ad un periodo di affinamento obbligatorio della durata minima di 11 mesi, calcolato a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia. Prima di essere immesso al consumo, inoltre, il vino deve essere sottoposto ad almeno tre mesi di affinamento in bottiglia.

All’atto dell’immissione al consumo il vino si presenta con un bel colore giallo paglierino nel quale, con il procedere dell’invecchiamento, sono sempre più evidenti dei riflessi dorati. Il profumo, fine e delicato, racchiude in sé piacevoli note floreali e fruttate; nel vino più maturo a questi profumi si aggiungono talvolta note minerali (tipicamente, di pietra focaia). il sapore del vino Vernaccia di San Gimignano DOCG è asciutto, sapido ed armonico, e talvolta si possono ravvisare retrogusti aromatici che richiamano alla mandorla amara.

Questo vino è eccellente sia bevuto giovane che dopo un certo periodo di invecchiamento. Ciò rappresenta una rara eccezione nel panorama dei vini bianchi, dal momento che solo pochi di essi sono adatti all’invecchiamento e si possono trovare nella tipologia “Riserva”. Con il passare del tempo la Vernaccia di San Gimignano si arricchisce di note olfattive e degustative molto particolari.

Pur essendo squisito da solo, il vino Vernaccia di San Gimignano probabilmente dà il meglio di sé quando viene utilizzato per gli abbinamenti gastronomici. I migliori “compagni” sono i piatti di pesce (al forno, alla griglia o al cartoccio), i crostacei e i molluschi, e le carni bianche in genere.

Altri ottimi accostamenti sono rappresentati da fritture leggere, antipasti, uova e frittate. La temperature di servizio ideale è intorno agli 8-10°C.