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Pignoletto

Pignoletto

Il Pignoletto è un vitigno antico, già conosciuto dai Romani: Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ci svela l’etimologia del nome, che sarebbe Pino Lieto. Ma al tempo stesso lo liquida in poche parole, come vino non abbastanza dolce per essere buono, ricordiamoci però che i Romani mescolavano spezie e miele al vino e adoravano letteralmente i vini zuccherini, cosa che il Pignoletto non è, essendo fresco, sottile e floreale. Un’altra ipotesi vuole che il nome Pignoletto venga da pigna, considerata la forma di pigna del grappolo.

Il Pignoletto è quasi sempre prodotto in purezza, anche perché da disciplinare non può avere meno del 85% di uve Pignoletto. Le zone dove viene coltivato sono quelle dei Colli Bolognesi e il comune modenese di Savignano sul Panaro.

Altre zone di produzione interessanti e affermate da tempo sono i colli di Imola e i Colli di Rimini, dove il Pignoletto prende il nome di Rebola. L’influsso del mare aiuta molto, conferendo sapidità e profumi iodati ad un vitigno già di per sé molto aromatico. Da provare le splendide bottiglie di Rebola in versione passito, a dir poco strepitose e assenti nel Bolognese.

Il Pignoletto dà origine a vini piacevoli, vivaci e leggeri, dal colore paglierino con screziature verdognole e spesso si trova anche in versione frizzante o spumante. È il classico vino conviviale, perfetto per accompagnare il pesce o un tagliere di salumi e crescentine. Non aspettatevi vini complessi o profondi, ma piuttosto vini sottili, molto freschi e beverini.

Viene vinificato sia fermo che frizzante utilizzando il Metodo Classico della fermentazione naturale o lo Charmat. Nella tipologia fermo viene prodotto anche con la menzione Superiore quando la gradazione alcolica supera il 12% vol.

Viene imbottigliato nella bordolese a spalla alta nella versione fermo e nella champagnotta in quella spumantizzata.

Al naso offre una raffinata sinfonia di pesca bianca, pompelmo, zenzero, pepe bianco, mughetto, gelsomino, glicine, camomilla, cedro, fieno ed erba, ananas, basilico.

Al palato è sottile, percorso da una vena affilata e fresca. Sapido con tocchi di gesso. Finale di mandorle e agrumi.

Va ad una temperatura di 8-10 gradi, in calici aperti, dove possa sviluppare tutta la sua carica aromatica. Per i vini più complessi e strutturati si può portare la temperatura a 10-12 gradi.