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Montonico Bianco

Montonico Bianco

Le origini di questo vitigno a bacca bianca sono tuttora sconosciute. Viene descritto nel Bollettino Ampelografico del 1875 e lo ricorda il Di Rovasenda nel 1877. Per il Sannino (1892) è il più importante vitigno della provincia di Teramo. E' presente in molte regioni dell'Italia centrale, soprattutto sul versante adriatico, ma sta progressivamente perdendo importanza, pur essendo ancora menzionato nell'uvaggio di alcune doc. E' erroneamente confuso con il Montonico bianco della Calabria e con il Montonico Pinto di Rogliano. Ha molti sinonimi, fra cui Trebbiano montanaro o Montanaro, Caprone, Uva racciapoluta o Roccipoluta, Ciapparone, Uva regno, Uva fermana, Bottato, Racciapollone e Trebbiano marchigiano.

Ha foglia di dimensione medio-grande, orbicolare o pentagonale, pentalobata; grappolo grande, cilindrico allungato o cilindrico-conico, a volte biforcato, serrato o semi-serrato; acino medio o medio-grande, sferoidale con buccia pruinosa, spessa e consistente, con l'epidermide giallastra frequentemente screziata di marrone. Predilige terreni collinari asciutti e ben esposti. Si adatta a sistemi di allevamento espansi con potatura medio lunga.

Il vitigno Montonico bianco dà un vino di colore giallo più o meno carico, a volte con riflessi verdognoli, di gradazione medio-bassa, con lievi profumi di frutta e spezie, lievemente astringente e di buona struttura.