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Chenin Blanc

Chenin Blanc

Lo Chenin blanc è noto fin dal IX secolo, originario della regione di Anjou ed arrivato nella vicina Touraine sul Mont Chenin, da cui probabilmente prese il nome, almeno secondo gli ampelografi francesi; da qui si diffuse in tutta la Loira. Lo scrittore Rabelais, nel XV secolo, parlava dello chenin blanc come di un vino che poteva essere usato come medicinale.

Dalla Valle della Loira lo chenin blanc trovò casa in Sudafrica nel XVI secolo, portato lì insieme a molte altre varietà dagli Ugonotti che laggiù trovarono rifugio dopo la revoca nel  1685 dell’editto di Nantes che aveva dato loro, fino a quel momento, una sostanziale libertà di religione. Quando iniziarono le persecuzioni nei loro confronti, essi cercarono aiuto presso gli olandesi, che commercialmente avevano sostituito gli inglesi in Francia dopo la fine della Guerra dei Cent’Anni. Gli olandesi si resero conto che tenersi in casa gli Ugonotti avrebbe significato la fine della loro tutto sommato neutralità nei confronti della religione, così offrirono loro delle terre nei dintorni di Città del Capo. 

Di chenin blanc se ne trova parecchio anche in Australia, portato probabilmente da James Busby, padre dell’enologia australiana, ma ricordato anche per il suo contributo all’indipendenza della Nuova Zelanda.

Oggi è uno dei vitigni internazionali più noti, dopo chardonnay e sauvignon blanc; oltre che in California ed in Argentina, dove però non produce vini di alto livello, se ne inizia a coltivare anche in Cina

Conserva un alto grado di acidità anche in stagioni d’importante maturazione. Le prime raccolte sono destinate a strutturati bianchi secchi o basi per ottenere fini bollicine (metodo classico). Il protrarsi delle vendemmie permette ai vini di preservare un grado zuccherino residuo sempre più percettibile. Lo chenin blanc trova tutto quanto necessario per dare stupende cuvée nelle denominazioni di Saumur, Savennières, Vouvray, Bonnezeaux e, solo in parte, Anjou.

I vini ottenuti dallo Chenin Blanc sono molto riconoscibili e segnati al naso da profumi di miele e paglia bagnata e in bocca da una sapidità e acidità molto vivide malgrado quasi tutti i vini facciano la malolattica.

L’acidità rende questi vini molto gastronomici per le loro capacità sgrassanti e di pulizia della bocca, da sempre si abbinano ai caprini prodotti nelle stesse aree.